Il Quinto Vangelo
José Humberto Cardoso Resende
In quel tempo i giudei non erano soliti conservare indumenti o panni macchiati di sangue, ma la mattina della domenica di Pasqua dellŽanno 33 d.C. Maria Maddalena con alcune amiche si recarono al sepolcro di Gesú, a Gerusalemme, per rendere lŽultimo omaggio al Maestro. Avrebbero passato balsamo e profumo sul corpo del Signore di accordo con il rituale giudaico.
Una volta arrivate videro il tumulo senza Gesú, la pietra spostata a lato dellŽingresso e i panni vuoti. Gesú era resuscitato come era stato predetto. Il panno che avvolgeva il corpo di Gesú di Nazaret nel sepolcro, il cosiddetto Sudario, passó sotto la custodia di fedeli e re attraverso diverse cittá e paesi, sino a giungere nella cittá di Torino, in Italia, il 14 settembre 1578.
Nel maggio 1898, sotto il papato di Leone XIII, dopo la scoperta della fotografia e lo sviluppo ad opera di Secondo Pia, fu possibile osservare il grande miracolo della inversione negativo-positivo della fotografia del Santo Sudario. Le foto, gli esami e gli studi del tessuto ci mostrano un nuovo Vangelo.
Le ferite sul capo di Gesú, causate dalla corona di spine, simbolizzano la coscienza liberata dalla sofferenza di Cristo che ci libera dal peccato. La mente libera ci conduce a buone azioni e a pensieri puri. Il pentimento per lŽoffesa arrecata a Dio e a suo Figlio con piú di settanta spine appuntite della pianta "ziziphus spina", che sostituirono la vera corona di un Re: un Re che meritava invece diamanti e smeraldi per averci aperto le porte del regno dellŽaldilá, dimora di Dio. "Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno". Nel momento di maggior agonia sul calvario, Egli ci insegnó il perdono. Gli occhi arrossati per i calci e i pugni subiti nella notte di giovedí, occhi chiusi e sereni che contemplano la nostra anima e ci offrono il pentimento e il perdono cosí come Egli fece con Pietro e molti altri. La grandezza del perdono interiore dei peccati della Terra, delle ingiustizie, della fame, delle malattie e dei tradimenti....ci offre una nuova visione dellŽumanitá affinché possiamo contemplare la gioia offerta al mondo privo di peccato, salvato dallo sguardo del Messia dallŽalto della croce. Il dolore causato dai colpi inferti sul capo del Maestro ci chiama a una conversione che trasformi i cuori pietrificati dal male e dalla guerra in cuori pieni di bontá e pace.
Beati gli uomini che ascoltarono le parole lasciate dal Signore, parole pronunciate dalla bocca coperta di sangue che chiedeva acqua lungo il calvario e che invece ricevette aceto e fiele. LŽincredibile accadde a quella bocca che ci insegnó il vero significato della vita attraverso le righe del Vangelo.
Osservando le labbra chiuse di Gesú sul Sudario percepiamo che la grande oratoria del Santo Lino é il silenzio di Gesú. La sete del venerdí di passione ci appare oggi come sete di amore, veritá, onestá, tolleranza, pentimento, giustizia e caritá. "Beati i puri di spirito....". Beati coloro che crederanno negli insegnamenti del Santo Sudario, prova nitida di Gesú resuscitato.
Ricordiamoci degli insegnamenti del bene, della parola pura, della preghiera: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome...". Affinché attraverso la forza della preghiera nasca una fede viva, la stessa che diede la vista al cieco e che consentí allo storpio di camminare e ci indicó il cammino da seguire: "Va e non peccare piú". La barba, fradicia di sangue e tirata da una delle guardie durante una delle cadute lungo il calvario, avvolge il volto dellŽUomo maggiormente ritratto e dipinto, frutto di devozione e conversioni, nonché motivo di ammirazione da parte dei convertiti.
Il volto santo di Gesú, amato da Giovanni, Teresina, Francesco e Clara, deve servire da specchio per non tornare a peccare e a offendere Dio, illuminando i nostri volti perché possiamo contemplare una nuova vita dove la salute sia tanto morale quanto fisica. Che la voce che gridó nel deserto gridi forte attraverso il Santo Lino e echeggi nei nostri cuori permettendoci di non offendere mai Nostro Signore Gesú Cristo.
Beati coloro che credono nelle parole del Vangelo, pronunciate dagli Apostoli e confermate dallŽUomo del Sudario, prova del piú grande dolore mai visto inflitto a un innocente fino ad oggi. Braccia ferite dai colpi di un "flander" con tre striscie di cuoio, ognuna delle quali con due sfere di piombo allŽestremitá. Ogni goccia di sangue versata ci ricorda il carpentiere che con quelle braccia sostentó sua madre Maria dopo la morte del padre Giuseppe. Braccia forti che trasformavano legno in mobili, che tiravano la rete colma di pesci sul Giordano e che oggi ci invitano a riempire la rete di anime redente. Forza fisica trasformata in forza del Bene che impedisce il sacrificio di agnelli in omaggio a Dio per essersi offerto al Padre per la salvezza di tutti i fratelli. Fratello, che in realtá era Figlio, che in realtá era Padre e che, in seguito allŽunione con lo Spirito Santo, forma la Santissima Trinitá. Mani perforate dai chiodi, che furono bloccate solo dalle martellate sul patibolo, lŽasse trasversale della croce, ma che nonostante ció ci benedissero lasciandoci il ricordo della Santa Cena, la Santa Messa, nellŽatto di sollevare il pane e il vino, chiedendoci di fare ció in Suo nome: "Questo é il mio corpo...Questo é il mio sangue...", questa é la nostra Eucarestia. Mani benedette che benedicono i figli di tutte le razze e che ci invitano a continuare la nostra opera di evangelizzazione.
Le ferite sulle spalle causate dai piú di settanta chili di peso del patibolo, portato lungo il calvario, sono il simbolo del fardello, causato dal peccato originale, che il Maestro si é caricato sulle proprie spalle togliendolo dalle nostre. Ferite dolorose nella carne viva che ci invitano a lavorare con gioia e a compiere i nostri doveri quotidiani con rassegnazione e perseveranza. Questo é lo straordinario documento di unŽingiusta sofferenza per una causa redentrice. Ginocchia ferite dalle cadute sulle pietre di Gerusalemme che ci insegnano a risollevarci e a restare in piedi tutte le volte in cui ció si renderá necessario per continuare il nostro cammino verso il cielo.
Piedi scalzi perforati da un solo grande chiodo infilato nel legno come ultimo atto della crucifissione dellŽUomo Santo, luce del mondo e redentore della Terra. Perché ci insegni la fermezza e la rettidudine di condotta, perché ci indichi il cammino e la direzione corretta nei momenti di gioia e di tristezza della vita. Il Sudario, prova del sangue versato da Gesú di Nazaret, é la reliquia viva della passione del Signore, della sua morte e risurrezione.
Nella crudeltá della morte di Gesú causata dalla flagellazione, dal supplizio e dalla crucifissione, attraverso la resurrezione nasce la speranza di una nuova vita testimoniata dalla reliquia, opera del piú importante artista del mondo formatosi presso la Universitá Pontificia del Cielo, opera della Scienza Divina, opera realizzata da Dio.